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False accuse e fake news, la condanna della Croce Rossa Italiana

Rilanciamo un articolo pubblicato dal sito nazionale della Croce Rossa Italiana:

Nelle ultime ore, attraverso profili facebook privati che se ne attribuiscono la proprietà, è tornato a circolare un video del 2011, che nel corso degli ultimi due anni, complice la capacità moltiplicatrice dei social network e la diffusione di fake news, spunta fuori periodicamente e mostra un uso illegittimo dell’emblema del Comitato Internazionale della Croce Rossa su alcune casse che contengono denaro contante. Già lo scorso gennaio, il CICR specificò con estrema chiarezza che “Il Comitato non ha nulla a che fare con lo stoccaggio o il trasporto di denaro che viene contestato attraverso il video e condanniamo con forza l’abuso perpetrato ai danni del nostro nome e del nostro logo”.

Questo utilizzo improprio dell’emblema nel video è un pericoloso abuso del nome del CICR e del particolare significato e scopo dell’emblema della Croce Rossa, che è segno visibile della protezione garantita alle vittime dei conflitti armati dalle Convenzioni di Ginevra. Il video, privo di qualsiasi elemento di autenticità e contestualizzazione, alimenta false teorie di cospirazione, come il riciclaggio di denaro, che arrecano un grave danno alla reputazione costruita dall’organizzazione.

Anche se non siamo a conoscenza di incidenti legati alla diffusione del video – prosegue il CICR nel suo comunicato dello scorso gennaio – siamo preoccupati per l’impatto che un abuso così palese potrebbe avere sulla sicurezza del nostro staff impegnato in attività in diversi Paesi, dove la fiducia di tutte le parti è essenziale per la protezione dei nostri operatori e per indirizzare efficacemente la nostra azione umanitaria verso coloro che ne hanno bisogno”.

In un momento storico in cui si fa un gran parlare di fake news e utilizzo responsabile dei social network, contribuire alla diffusione periodica di simili falsi, oltre a non controllare fonti e provenienze di dubbia affidabilità, comporta non solo il divenire parte di un circuito para-informativo malato e morboso ma, nel caso della Croce Rossa, potrebbe addirittura mettere a rischio l’incolumità dei tanti volontari e operatori impegnati ogni giorno in teatri di conflitti a sostegno dei più vulnerabili.