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Approvate le Norme per la tutela dell’Emblema e del logotipo di Croce Rossa.

Il Consiglio Direttivo Nazionale della Croce Rossa Italiana ha approvato le Norme per la tutela dell’Emblema e del logotipo”. Tali regole disciplinano in maniera compiuta l’uso, le azioni di tutela e le relative procedure, con il coinvolgimento diretto dei Comitati CRI a tutti i livelli associativi. Il CDN ha anche previsto la costituzione di un Osservatorio Nazionale per la tutela dell’Emblema di Croce Rossa, incaricato di provvedere agli adempimenti previsti nel nuovo Regolamento.

L’Emblema e la denominazione della Croce Rossa sono protetti dalle Convenzioni di Ginevra del 1949 – nello specifico, dagli articoli 38 e 53 della Prima Convenzione – nonché dai protocolli addizionali riguardanti la protezione delle vittime di guerra. Dal combinato disposto degli articoli 44 e 53 e dall’intera Convenzione, si evince che sono considerati leciti solamente gli utilizzi dell’Emblema espressamente stabiliti. Tutto ciò che non rappresenta un’applicazione di quanto previsto comporta una violazione che, come tale, rientra nelle ipotesi di abuso previste dall’articolo 53 della suddetta Convenzione. Le società private, come principio generale, non sono autorizzate all’uso dell’Emblema. Le uniche eccezioni a questa regola, e comunque con vincoli restrittivi, sono rappresentate dalle ambulanze e dalle postazioni di soccorso che siano state assegnate esclusivamente al compito di fornire trattamenti gratuiti a feriti o malati (articolo 44, quarto par., Prima Convenzione di Ginevra del 1949). La Repubblica Italiana, avendo sottoscritto le Convenzioni di Ginevra, si impegna a prendere tutte le misure necessarie al fine di prevenire e reprimere ogni forma di abuso dell’Emblema (articolo 54 della Prima Convenzione), prevedendo a sua volta delle tassative sanzioni nei confronti delle persone o entità che le usano senza esserne titolati (Legge 30 giugno 1912, n. 740 e successive modificazioni).

La Croce Rossa Italiana, fondata nel 1864, è stata ufficialmente riconosciuta dalla Repubblica Italiana quale unica Società Nazionale della Croce Rossa autorizzata ad esplicare le sue attività sul territorio italiano, ai sensi del Decreto legislativo 28 settembre 2012, n. 178 e, pertanto, l’utilizzo di simboli ed altri segni distintivi che, per la loro fisica rappresentazione, sono evidentemente idonei a ingenerare confusione con l’Emblema della Croce Rossa comporta una violazione delle leggi dello Stato Italiano. Il criterio in base al quale stabilire se un logo può essere considerato un’imitazione dell’emblema deve essere quello del rischio di confusione da parte dell’opinione pubblica tra il logo utilizzato e l’Emblema della croce rossa. Ciò premesso, sebbene leggermente modificata, una croce rossa su sfondo bianco costituisce una imitazione proibita. Tale è la posizione sostenuta dal Commentario sulla Prima Convenzione di Ginevra (Commentary of the Geneva Conventions of 12 August 1949, Volume I, Articolo 53, ICRC, Ginevra, 1952, p. 385). E’ importante sottolineare che tutto quanto sopra è stato adottato dagli Stati membri della Convenzione di Ginevra del 1949 nel pieno interesse delle vittime (in particolare nei conflitti armati) e delle missioni umanitarie, contesto ove la protezione dell’Emblema è di vitale importanza.

 – Norme per la tutela dell’Emblema (scarica il PDF)

False accuse e fake news, la condanna della Croce Rossa Italiana

Rilanciamo un articolo pubblicato dal sito nazionale della Croce Rossa Italiana:

Nelle ultime ore, attraverso profili facebook privati che se ne attribuiscono la proprietà, è tornato a circolare un video del 2011, che nel corso degli ultimi due anni, complice la capacità moltiplicatrice dei social network e la diffusione di fake news, spunta fuori periodicamente e mostra un uso illegittimo dell’emblema del Comitato Internazionale della Croce Rossa su alcune casse che contengono denaro contante. Già lo scorso gennaio, il CICR specificò con estrema chiarezza che “Il Comitato non ha nulla a che fare con lo stoccaggio o il trasporto di denaro che viene contestato attraverso il video e condanniamo con forza l’abuso perpetrato ai danni del nostro nome e del nostro logo”.

Questo utilizzo improprio dell’emblema nel video è un pericoloso abuso del nome del CICR e del particolare significato e scopo dell’emblema della Croce Rossa, che è segno visibile della protezione garantita alle vittime dei conflitti armati dalle Convenzioni di Ginevra. Il video, privo di qualsiasi elemento di autenticità e contestualizzazione, alimenta false teorie di cospirazione, come il riciclaggio di denaro, che arrecano un grave danno alla reputazione costruita dall’organizzazione.

Anche se non siamo a conoscenza di incidenti legati alla diffusione del video – prosegue il CICR nel suo comunicato dello scorso gennaio – siamo preoccupati per l’impatto che un abuso così palese potrebbe avere sulla sicurezza del nostro staff impegnato in attività in diversi Paesi, dove la fiducia di tutte le parti è essenziale per la protezione dei nostri operatori e per indirizzare efficacemente la nostra azione umanitaria verso coloro che ne hanno bisogno”.

In un momento storico in cui si fa un gran parlare di fake news e utilizzo responsabile dei social network, contribuire alla diffusione periodica di simili falsi, oltre a non controllare fonti e provenienze di dubbia affidabilità, comporta non solo il divenire parte di un circuito para-informativo malato e morboso ma, nel caso della Croce Rossa, potrebbe addirittura mettere a rischio l’incolumità dei tanti volontari e operatori impegnati ogni giorno in teatri di conflitti a sostegno dei più vulnerabili.

Una storia lunga 36 anni. L’impegno del CICR alle Falkland/Malvinas

Sono trascorsi 36 anni dall’inizio del conflitto armato tra Argentina e Regno Unito che rappresentò il tragico epilogo di un’antica disputa territoriale sulle Isole Falkland/ Malvinas, nel sud Atlantico. Il sito web del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) ha pubblicato una serie di immagini significative che evocano il lungo e complesso lavoro svolto dalla Croce Rossa durante la guerra del 1982 e che si è concluso solo pochi mesi fa; la prima visita dei parenti al cimitero di Darwin nel 1991 e il lavoro svolto nel ricevere il mandato di Argentina e Regno Unito per portare a termine il piano forense umanitario nel 2017, allo scopo di identificare i combattenti sepolti sotto la lapide “Soldato argentino conosciuto solo da Dio”.  Un articolo che racconta un pezzo di storia dell’umanità e un pezzo di storia della Croce Rossa; non potevamo non riproporlo anche sul nostro sito.

Le visite ai prigionieri di guerra, effettuate sia a terra che in mare, sono state una delle principali attività del CICR durante il conflitto tra l’Argentina e il Regno Unito, tra il 2 aprile e il 14 giugno 1982, sulle isole del Sud Atlantico. Questa guerra fu un caso atipico per quanto riguarda il rilascio di prigionieri, che ebbe luogo sia durante che dopo il conflitto, e che si risolse molto rapidamente dopo l’effettiva cessazione delle ostilità.

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Francesco Rocca: “Trattati di Roma. C’è davvero qualcosa da festeggiare?”

All’indomani dei festeggiamenti per i sessant’anni dei Trattati di Roma, istitutivi della Comunità economica europea, Francesco Rocca, presidente di Croce Rossa italiana e vicepresidente della Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, nell’ultimo pezzo uscito oggi sul suo blog dell’Huffington Post, afferma: “Lo voglio dire senza mezze misure: dal mio punto di vista, l’anniversario dei trattati di Roma non è un buon motivo per festeggiare, anzi il contrario”.

Il presidente di CRI si chiede come facciano i rappresentanti di tutte le nazioni europee a festeggiare la ricorrenza mentre stiamo vivendo giorni in cui centinaia di persone in fuga da guerre e miserie continuano a morire in mare.

“60mila persone sono bloccate da un anno in Grecia – spiega Rocca –  in un limbo in cui le Istituzioni europee non danno risposta. In tanti, tantissimi, in Italia aspettano il famoso piano di relocation. Per non parlare delle difficoltà sociali in buona parte dell’Unione Europea, della disoccupazione giovanile alle stelle, del ritorno dei venti isolazionisti e xenofobi, del valore della solidarietà che è sempre meno presente all’interno dei dibattiti nazionali ed europei”. 

Francesco Rocca, pur riconoscendo il valore simbolico della ricorrenza, denuncia come i valori fondanti dell’Europa siano messi in secondo piano, a favore dell’economia e della finanza. “Oltre l’economia, c’è molto altro – chiude Francesco Rocca – l’ho già detto. Ma senza rispetto della dignità dell’essere umano, l’Europa rischierà, purtroppo, di fallire”.

Leggi l’articolo completo sull’Huffington Post

Afghanistan: uccisi 6 delegati del CICR.

CICR luttoSei delegati del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) sono stati uccisi in Afghanistan, altri due sono dispersi.
Il team, composto da tre autisti e cinque field officer, stava andando verso la zona sud della città di Shibergan nella provincia di Jawzan, per distribuire materiali  necessari per il bestiame. Il convoglio è stato attaccato da uomini armati sconosciuti.
“Questo è un atto spregevole. Nulla può giustificare l’uccisione dei nostri colleghi e cari amici”, ha detto il capo-delegazione del CICR in Afghanistan, Monica Zanarelli. “In questo momento, è per noi prematuro determinare l’impatto di questo incidente spaventoso sulle nostre operazioni in Afghanistan. Vogliamo stringerci e sostenerci a vicenda nell’elaborazione di questo atto incomprensibile e trovare i nostri due colleghi dispersi”, ha detto Monica Zanarelli.

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